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Mario Ceroli |
(Casalfrentano [Ch] 1938, vivente)
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Frequentato l'Istituto d'Arte di Roma, diviene giovane collaboratore degli scultori Leoncillo, Fazzini e Colla, producendo soprattutto ceramica; poi, quando avrà un suo studio, inizierà a lavorare il legno, dapprima in forme d'impronta espressionista, irte di chiodi, giungendo poi, attraverso ricerche grafiche e segniche, alla creazione di strutture monumentali di vari spessori che evidenziano fibre, incastri, nodi del legno povero (il legno delle casse d'imballaggio): se c'è provocazione nell'uso di un materiale quasi di scarto che richiama l'esempio della Pop Art americana, c'è insieme l'amore dell'antico mestiere artigianale.
Dopo la sua prima personale a Roma nel 1964, Ceroli che negli anni '66 - 67 è vissuto a New York e Chicago, ha lavorato intensamente, affinando la sua produzione anche in scenografie: famose quelle del Riccardo III, per la regia di Luca Ronconi, e quelle per Il candelaio, con una scena trasformata in un labirinto di settantacinque porte.
Continua intanto la creazione di sculture in cui l'immagine è presentata in forme lamellari, seriali: guerrieri, cavalli ecc., in una tematica che ha sempre al suo centro l'uomo e la realtà, a volte velata dall'ironia con cui aveva caratterizzato, fin dal 1964, il suo Mister.
M. Ceroli, Cat., Parma, 1969; M. Ceroli, Cat. Firenze 1983. |
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