MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA
   
 
 
ARTE SECC. XVI - XVII - XVIII  
IL MUSEO BARBELLA
PITTURA MEDIEVALE
ARTE SECC. XVI-XVII-XVIII
ARTE SECC. XIX-XX
BIBLIOGRAFIA
INDICE DEGLI ARTISTI
OPERE NON ESPOSTE
DONAZIONE P.-DEVLET
MAPPA DEL SITO
e-mail:barbella@muvi.ws
 
MUSEO D'ARTE C. BARBELLA
Palazzo Martinetti - Bianchi
Via C. de Lollis, 10 - Chieti (Italia)
Tel. 0871.330873 - Fax: 0871.349961
http://www.muvi.org/museobarbella
 

  Nicola de Laurentiis
(Chieti 1783 - 1832)
 

 
Nacque a Chieti, da Andrea e Maria Malcotti (o Malcoti), il 28 maggio 1783. La famiglia lo mandò a studiare, nel 1795, presso il collegio dei Gesuiti a Frascati, e poi, al termine del ginnasio (ca. 1798) presso le Scuole Pie di Chieti, dirette da P.D. Paolo Aquila, dove si dedicò alla filosofia e alla matematica. Al termine degli studi inferiori, Nicola riuscì a soddisfare l'esigenza di dedicarsi all'arte iscrivendosi all'Accademia del Disegno di Napoli
(1). Nel 1804 ottenne una borsa di studio dell'Accademia per trasferirsi a Roma presso il pensionato che aveva sede alla Farnesina (2). Al termine della borsa di studio, continuò la sua permanenza a Roma presso lo studio di Vincenzo Camuccini e, sembra, di Gaspare Landi (3). Tutti i biografi indicano una presenza del De Laurentiis, come studente prima, come membro poi, all'Accademia di San Luca in Roma tuttavia le ricerche effettuate presso l'archivio della stessa Accademia non consentono di confermare la notizia. È del 1810 c. la tela Focione che respinge i doni di Alessandro (già Caserta, Reggia) che, dal pittore inviata alla corte francese di Napoli, gli frutterà un cospicuo premio in danaro (4). Vi è notizia che aprisse anche un suo proprio studio a Roma (5).

L'attività romana non è molto documentata: l'unica opera ancora esistente è il bozzetto per il Filottete ferito, (Chieti, Museo «C. Barbella»), attribuita al periodo romano del pittore dal ms. LXXXI, 36. Le fonti indicano come commissione di particolare importanza negli anni trascorsi a Roma l'esecuzione, per la seconda cappella a sinistra della chiesa del Pantheon, di una tela raffigurante il Martirio di Santo Stefano. Un recente studio sulle pitture esistenti o già appartenute alla chiesa
(6) non ricorda la presenza, anche in antico, di un'opera del De Laurentiis. Esisteva una tela, oggi nei depositi della Pinacoteca Vaticana, di medesimo soggetto, che però non si trovava nella cappella indicata ed il cui autore è stato individuato dapprima in Stefano Pozzi e, recentemente, in Andrea Pozzi (Roma, 1778-1837). Sempre durante il periodo trascorso a Roma al termine degli studi, cioè dal 1821 circa al 1824, prese corpo l'idea di illustrare la Divina Commedia con una serie di incisioni. L'opera, presto iniziata, fu altrettanto presto abbandonata (7), nonostante l'incoraggiamento del Camuccini (8).

Nel 1818 gli venne commissionato da parte del barone Luigi Cardone il disegno per la decorazione del sipario del teatro di Vasto, Lucio Valente Pudente Istoniese coronato poeta a tredici anni in Campidoglio dall'imperatore Traiano, dipinto dal pittore Franceschini di Orsogna
(9) ; e nel 1819 espose a Palazzo Farnese la tela Metabo re dei Volsci che istruisce la vergine Camilla nel tirar l'arco (ubicazione attuale ignota) (10). Ulteriori notizie precise dell'attività romana, che comunque dovette essere soddisfacente, visto che durò abbastanza a lungo, non ne abbiamo. Nel 1824 tornò a Chieti dove si fermò fino al 1826. Le opere dipinte dal De Laurentiis in questo periodo sono meglio documentate: si tratta dei due Autoritratti, uno dei quali è certamente quello esposto nel Museo «C. Barbella» (cfr. scheda), il Ritratto del fratello Lorenzo (il probabile bozzetto è nei depositi del Museo); L'Addolorata (firmato e datato 1825), S. Luigi Gonnaga e S. Francesco Saverio tondi ad olio su tela per la Chiesa di S. Pietro in Loreto Aprutino, cappella dell'Addolorata; Natività, Chieti, Duomo; Ritratto di donna Maria Malcotti (la madre) (perduto); La nascita di Ercole (dipinto per una sala del palazzo di famiglia); Ritratto di Rosa Taddei, poetessa (perduto) (11).

Lasciata Chieti e tornato a Napoli, divenne membro e professore della Regia Accademia di Belle Arti e, a celebrazione dell'incoronazione di Francesco I di Borbone (1825) e, forse su commissione del medesimo re, dipinse il quadro raffigurante la Inaugurazione di Francesco I al trono delle due Sicilie (Caserta, Reggia). Le opere dipinte a Napoli sono elencate nelle biografie scritte dal Bindi e dal D'Ortensio
(12). Le scarse notizie biografiche di cui siamo in possesso non ci consentono di stabilire le cause della morte del pittore, avvenuta in Chieti il 17 giugno 1832. Venne sepolto in Duomo, nella cappella di famiglia dedicata a S. Pietro martire, ai piedi del suo dipinto la Natività (13). La sua fortuna critica non è stata delle più felici, non sono molti gli scrittori che ne fanno cenno (14), il più delle volte estremamente sintetico. Anche le pochissime opere rimaste non consentono una analisi approfondita della sua arte. È certo che l'ambiente culturale da lui frequentato fu quello neoclassico di stampo francese dapprima, a Napoli, ma a Roma venne certo in contatto con un ambiente (Camuccini, Landi) maggiormente incline al classicismo della tradizione italiana. Ed infatti molte delle lodi che vengono rivolte alla sua arte sono dirette proprio al rinnovamento che tentò della pittura rivolgendosi, non a David, come andava di moda, ma ai grandi artisti italiani del passato. Infatti, nei disegni più che nei dipinti, si evidenziano elementi veronesiani, carracceschi, poussiniani, giordaneschi, solimeneschi che, insieme alla conoscenza di Raffaello sono riscontrabili anche nei disegni esaminati nel catalogo (15). Si delinea un De Laurentiis dotato di buon talento disegnativo, pur se legato all'ambito accademico, che usa sapientemente lo sfumato nella resa dei volumi e a fini pittorici, e ad esso assomma una notevole capacità compositiva. L'affermazione del Borzelli «...ottimo nel disegno, ma non ancor padrone del colore. » (16) è assai pertinente a quanto conosciamo dei dipinti; in essi il suo talento si raffredda, si irrigidisce, forse a causa anche dei temi trattati, prevalentemente storici, in coerenza con la temperie culturale del primo ottocento.

Fiorenza Rangoni

1 La notizia, riportata da quasi tutte le fonti biografiche (ivi compreso il manoscritto del Comm. Cesare de Laurentiis pronipote del pittore, Biblioteca Provinciale «A. De Meis», Ms. LXXXI, 36: C. DE LAURENTIIS, Memorie sulla vita e le opere di Nicola De Laurentiis pittore Chietino), che Nicola De Laurentiis sia stato allievo di Costanzo Angelini a Napoli, non ha trovato riscontro almeno per gli anni in questione. Infatti l'Angelini iniziò ad insegnare all'Accademia napoletana solo nel 1808/09 (BORZELLI, Nap. Nob., X, 1901, p. 22; LORENZETTl, 1952, p. 213). Tutto il periodo dell'apprendistato del De Laurentiis è abbastanza oscuro; infatti l'Accademia di Belle Arti di Napoli cessò praticamente la sua attività dall'arrivo delle truppe francesi (1799) fino all'inizio del 1803, a causa del momento politico assai turbolento. È, quindi, assai improbabile che il nostro abbia potuto frequentare l'Accademia in quegli anni, come invece affermano le fonti. È tuttavia fuor di dubbio che il De Laurentiis conoscesse l'Angelini, ne testimonia una lettera inviatagli da Roma il 14 marzo 1813. (Ms. LXXXI, 36; DE NINO, 1891, pp. 60-61).

2 Anche questa data non è oggettivamente confermata. Una notizia relativa al De Laurentiis vincitore di un premio che prevedeva il soggiorno a Roma, risale al 1814. Egli figura tra gli «allievi della R. Accademia del disegno vincitori delPensionato Borbonico e dei premi di incoraggiamento. [...] Pittura: Filippo Marsigli, Nicola De Laurentiis, Domenico Anzuoni, Giacomo Conca, Teodoro Mancini» per il settennato 1814-1821 (LORENZETTI, 1952, pp. 69, 463). Sulla data 1804 cfr. P.C., 1877.

3 D'ORTENSIO, 1834; P.C., 1877; D'ORTENSIO, 1878, p. 19); BINDI, 1883, p. 153.

4 D'ORTENSIO, 1834; RAVIZZA, 1834, p. 33; NAPIER, 1855, p. 14; VICOLI, APLA, I, 1859, 5, pp. 33-35; P.C., 1877, D'ORTENSIO, 1878; BINDl, 1883, p. 153 Sono segnalati nel ms. LXXXI, 36 due bozzetti per questo dipinto, uno presso il Sig. Camillo Mezzopreti di Montepagano ed uno presso il Sig. Filippo Fusilli di Chieti, non ancora rintracciati. Il D'Ortensio, 1878, p. 23 nota 2, riferisce che il pittore una volta tornato a Napoli, nel 1826, rifece in piccolo formato la tela di Focione la quale, insieme alla Congiura di Catilina, (dipinto anch esso intorno al 1825-26) era, nel 1878, nella pinacoteca di Cesare de Laurentiis in Chieti, notizia confermata dal ms. LXXXI, 36 almeno per la seconda tela.

5 P.C., 1877; D'ORTENSIO, 1878, p. 19.

6 Lo BlANCO, Boll. Arte, 42, 1987, pp. 98-103.

7 Cfr. scheda in catalogo.

8 Ms. LXXXI, 36; DE NINO), 1892, p. 60; VERLENGIA, R.A., 1, 1948, 1, pp. 20-21.

9 Ms. LXXXI, 36; DE NINO, 1892, p. 58. Il disegno, esistente fino agli anni trenta del nostro secolo presso il Museo Archeologico e Pinacoteca di Vasto, oggi non è più reperibile. (Comunicazione della direzione del museo).

10 Ms. LXXXI, 36; DE NINo, 1892, p. 59.

11 Ms. LXXXI, 36; P.C., 1877; DE NINO, p.58. Non è stato possibile accertare se il dipinto ancora esista in quanto il Palazzo de Laurentiis (Piazza N. De Laurentiis angolo via Materdomini) è attualmente utilizzato come abitazione privata di varie famiglie. SPAGNESI, 1981.

12 P.C. 1877; BINDI, 1883, pp. 152-155; D'ORTENSIO, 1878. Le riportiamo per completezza, escludendo quelle citate nel testo: Mosé al pozzo di Madian (cfr. scheda del disegno in catalogo); Samuele che cinge David della corona di re d'lsraele (cfr. scheda di catalogo); Timoleone; Giuseppe che spiega il sogno ai fratelli; La congiura di Catilina (cfr. nota 4); La Maddalena (cartone); S. Sebastiano (bozzetto); Il Conte Ugolino (bozzetto); Mezza figura di vecchio (studio di nudo); Geta; Ati ucciso nella caccia la cinghiale; Allessandro che beve la coppa creduta avvelenata, queste ultime tre opere sono segnalate come emigrate in Inghilterra.

13 ZECCA, RAAM, 1914, 4, p 97

14 NAGLER, 1839, p 338; Napier, 1855, pp. 14-l6; PETTI, 1855; SIRET, 1883, I, p. 530; THIEME-BECKER, XXII, 1928, p. 452.

15 Ci è stato possibile rintracciare un disegno, Rebecca al pozzo che seppure non inedito, è sconosciuto alla letteratura sul pittore; si tratta della copia del dipinto del Solimena, Venezia Gallerie dell'Accademia. Accademia di Belle Arti, Napoli. Mostra del Bicentenario 1752-1952, catalogo della mostra, Napoli 1952, tav. III. Disegno a sanguigna, cm. 43,5 x 63,5, Napoli, Museo di S. Martino.

16 BORZELLI, 1901, p. 55: «Nicola De Laurentiis, in pensione a Roma, ottimo nel disegno, ma non ancor padrone dcl colore»,p. 55 nota 3: «Il Venuti di Roma dice che il De Laurentiis, era provetto nel disegno da stare a fronte al Camuccini; ma non era innanzi nel colore, perciò studiava da un meraviglioso originale, un bellissimo Ratto d'Europa di Paolo Veronese!».

 
       

 
HOME | INFO | STORIA | SCHEDE | CATALOGO | E-MAIL | TOP | MUVI | BACK
 

 


Copyright © 1999 Ævo Online
Tutti i diritti riservati. All Rights Reserved.
All materials on this site, including, but not limited to images, illustrations, audio clips, and video clips (collectively the "Material") are protected by copyrights owned or controlled by
Ævo Online.

These materials are only for personal and non-commercial usage.

UNAUTHORIZED COPYING, REPRODUCTION, REPUBLISHING, UPLOADING, DOWNLOADING, POSTING, TRANSMITTING OR DUPLICATING OF ANY OF THE MATERIAL IS PROHIBITED.