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Gennaro della Monica |
(Teramo 1836 (37?) - ivi 7/5/1917)
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Iniziato all'arte dal padre Pasquale, disegnatore ed insegnante, diede le sue prime prove con disegni ispirati ai poemi cavallereschi. Frequentò l'Accademia di Belle Arti di Napoli e compì numerosi viaggi in Italia e all'estero. Sulla sua formazione stilistica ebbe certamente influenza la permanenza di circa sette anni a Firenze, dove era particolarmente coltivata la pittura di soggetto storico. Questo genere di pittura e quella di tema sacro cui si dedicava sin dagli anni giovanili, gli dettero grande prestigio. Fu professore all'Istituto Tecnico di Teramo e professore onorario dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.
Numerose sue opere sono conservate in Abruzzo nella Pinacoteca di Teramo, e in chiese del Teramano. Si dedicò anche alla scenografia, e alla pittura di genere; affrescò, con Annibale Brugnoli, la volta della navata del Duomo de l'Aquila, e la sala della Corte d'Assise del Palazzo di Giustizia di Teramo con la grande scena di Bruto che condanna i figli. Altra sua celebre opera è Ferruccio a Gavinana (nel palazzo Reale di Napoli).
LUCIANI, Diz., Firenze, 1974, ad vocem; BINDI, 1883, P. 181-186; DE GUBERNATIS, Diz., 1889, pp. 168-169; BINDI, 1917. |
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