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ARTE SECC. XVI - XVII - XVIII
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Giacinto Diano |
(Pozzuoli 1731 - Napoli 1803-(4))
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Pittore napoletano tra i più notevoli della seconda metà del Settecento, fece il suo apprendistato presso Francesco De Mura a Napoli, conseguendone un'impronta che rimarrà fondamentale nella sua attività. La sua pittura, soprattutto quella giovanile, è assai vicina alla levità del rococò e, soprattutto nel colore, molto deve a Corrado Giaquinto. La conoscenza della pittura romana, soprattutto Pompeo Batoni, ed i rapporti che intessé con Luigi Vanvitelli lo portarono, dopo gli anni '60, ad inserire nelle deliziose trame arcadiche delle sue decorazioni una qualche rigidità ed asciuttezza di stampo classicistico e talvolta accademico (nel 1773 divenne insegnante dell'Accademia di Belle Arti a Napoli). Nonostante la presenza di questi caratteri classicisti, il Diano rimane il più felice decoratore del rococò napoletano, grazie allo spendore dei colori, la sapienza compositiva e una piacevole inventiva.
La sua produzione, sia di carattere religioso che profano, fu assai vasta. Svolse la sua attività prevalentemente in ambito campano (1755: soffitto dello scalone del Seminario di Pozzuoli; 1758-59: tele laterali e affresco nella volta del coro di S. Pietro Martire a Napoli; 1760: soffitto della Biblioteca Episcopale e dipinti su tela ed a fresco nella Chiesa e nella Sagrestia di S. Raffaele a Pozzuoli; 1762: La Sacra Famiglia con S. Giovannino e Sant'Agostino degli Scalzi; 1764: gli affreschi dell'Ospedale della Pace; 1768: le due tele di sapore metastasiano e moderatamente rococò, nell'abside di S. Agostino alla Zecca, a Napoli; 1769: il soffitto della sagrestia vanvitelliana di Santa Maria di Pozzano; 1770-1773: le tele nell'abside della Chiesa del Corpus Domini a Gragnano e la decorazione, ispirata ancora a modelli demuriani, di alcuni ambienti di Palazzo Serra di Cassano a Napoli; 1776: gli affreschi nella Sagrestia di Sant'Agostino alla Zecca; 1778: le tele nella tribuna della Trinità dei Pellegrini; 1784: le tele per la Congregazione dei Bianchi a San Potito).
Naturalmente la sua fama lo condusse a lavorare anche in altre parti del Regno tra cui l'Abruzzo e il Molise dove lasciò a Venafro nella chiesa dell'Annunziata tre quadri: La Madonna col Bambino e i SS. Biagio, Pietro, Carlo Borromeo e Lucia, firmato e datato 1771, La Croce in gloria coi SS. Ignazio, Saverio, Cosma e Damiano e La Vergine bambina in veste di Immacolata Concezione; a Frosolone, chiesa dell'Assunta: Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Caterina, firmato e datato 1785, La Madonna del Carmelo e le anime purganti, S. Giuseppe col Bambino, nonché gli affreschi nella Cattedrale di Lanciano (1785-90).
SPINOSA, 1986; SESTIERI, 1988, P. 107. |
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