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tempera su tavola, cm. 163 x 44
1489
Provenienza: Tocco da Casauria (PE), Chiesa di S. Maria del Paradiso
Proprietà: Comune di Chieti
I due pannelli raffigurano l'uno S. Giovanni Battista e S. Bernardino nella cuspide, l'altro S. Girolamo e S. Giovanni da Capestrano nella cuspide, riconoscibili grazie ai rispettivi attributi (Kaftal, 19G5 (rist. an. 1986), coll. 601; 196-197; 593; 640). Si tratta degli scomparti laterali di un polittico a cinque elementi, provenienti dalla chiesa di S. Maria del Paradiso dei Minori Osservanti di Tocco da Casauria (PE), oggi divisi fra il Museo Barbella di Chieti, il Museo Nazionale dell'Aquila - tavola centrale con la Madonna con il Bambino, cuspide con la Pietà, pannello cuspidato con S. Antonio da Padova S. Benedetto - e il Museo Francescano di Assisi - pannello cuspidato con S. Francesco e S. Ludovico da Tolosa recante la data 1489. La maggior ampiezza del margine rispettivamente a sinistra del S. Giovanni e a destra del S. Girolamo, confrontata con i laterali di Assisi e L'Aquila, chiarisce che i due pannelli teatini erano posti alle estremità e che su di essi poggiava la cornice esterna del polittico. Al Bologna (1948, PP. 367-370) si deve la ricostruzione del polittico smembrato e l'accostamento ai due polittici del Museo dell'Aquila - assai simili al nostro nella composizione - che, dopo una prima concorde attribuzione a Cola dell'Amatrice (Serra, 1929, PP. 104-105; Berenson, 1936, P. 130; Gabbrielli, 1934, PP. 43-44), dal Carli (1942, PP. 190-191) furono sottratti al pittore amatriciano per essere giustamente ricondotti nell'alveo della pittura crivellesca e dubitativamente assegnati allo pseudo-Giacomo da Campli; successivamente il Brandi (1948, PP.12-13) ne ha ribadito la sostanza crivellesca. Il Bologna ha individuato un nucleo organico di opere che, oltre ai due polittici del Museo aquilano, annovera quello già in Collezione Harewood a Knaresborough e ora presso la Cassa di Risparmio dell'Aquila-proveniente da un convento di Chieti - lo smembrato polittico di Tocco da Casauria (PE), la tavola con la Madonna del Suffragio nel Museo Barbella (si veda la scheda n. I.11) e un pannello di polittico nella Pinacoteca Civica di Teramo (Carandente, 1960, pp. 11-12), dipinti nei quali è difficile cogliere una linea di sviluppo, ma cronologicamente ancorabili alla data certa del 1489 segnata sul polittico di Tocco, probabilmente uno degli ultimi della serie, seguito a ridosso da quello di Teramo.
Tutte queste opere, accomunate da una serialità artigiana che con pochissime varianti replica il tema della Madonna in trono fra Santi, sono riferibili al cosiddetto Maestro dei polittici crivelleschi, un pittore che, sulla scorta di una cultura ancora tardo-gotica, trasforma la lezione di Carlo Crivelli, filtrata attraverso i modelli di Pietro Alemanno e di Alvise Vivarini, in termini di puro grafismo lineare e di colori lucidi e statici. Si tratta dunque di un episodio appartato di cultura crivellesca, elaborato lontano dai vitali centri marchigiani e, data l'originaria ubicazione delle opere, localizzabile probabilmente fra le province dell'Aquila e di Chieti. In esso è da riconoscere il secondo caso di influenza della pittura veneta manifestatasi nel corso del Quattrocento in territorio abruzzese, dopo quello assai noto e qualitativamente più alto costituito dal polittico di Iacobello del Fiore per la chiesa di S. Agostino, ora nel Duomo di Teramo, e da un gruppo di opere collegate (Torlontano, 1987, t. II, pp. 439-440). Per l'intera serie dei dipinti si può fondatamente supporre una destinazione e forse anche una committenza francescana, giacché tutti provengono da insediamenti francescani, in larga parte dei Minori Osservanti e perché, oltre ai Dottori della Chiesa e a Santi benedettini - con l'eccezione di S. Michele, titolare del convento di S. Angelo d'Ocre da cui proviene uno dei polittici - raffigurano solo e in gran copia santi e sante appartenenti all'ordine francescano. Le due tavole mostrano di essere state largamente ridipinte, come prova il sordo grigio chiaro del fondo che in una data imprecisata sostituì il tradizionale fondo oro, ancora visibile nello scomparto con la Madonna e il Bambino e nella Pietà del Museo aquilano.
COLASANTI, 1907, PP. 420-421; SERRA, 1912, PP. 67-68; FILOMUSI GUELFI, 1913, P. 29; SERRA, 1929, PP. 104-105; GABRIELLI, 1934, PP. 43-44; VAN MARLE, 1934, XV, P. 105; BERENSON, 1936, P. 130; MASSIMI, 1939, PP. 32-33, 70-71, 77-78; CARLI, 1942, PP. 190-191; BRANDI, 1948, PP. 12-13; BOLOGNA, 1948, PP. 367-70; MATTHIAE, 1959, PP. 17-18; CARANDENTE, 1960, PP. 11-12; KAFTAL, 1965 (rist. an. 1986), coll. 196-197, 593, 601, 640; MORETTI, 1968, PP. 84-89; TORLONTANO, 1987, t. II, PP. 440, 445 n. 14; TORLONTANO, 1989, I, P. 9.
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