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tempera su tavola, cm. 129 x 89,5
ultimo decennio del XV secolo
Provenienza: Chieti, Chiesa di S. Francesco
Proprietà: Comune di Chieti
La tempera su tavola raffigura la Vergine in piedi, in veste marrone e manto blu, che con il braccio destro sostiene il Figlio, nudo e benedicente, e con la mano sinistra stringe una mammella da cui, come dall'altra, sprizzano gocce di latte che dissetano le anime del Purgatorio; queste, minuscole e avvolte dalle fiamme, si protendono per ricevere il benefico ristoro. Sullo sfondo appaiono cime rocciose, fra cui si snoda una strada tortuosa; in alto fitte nubi striano il cielo. Il soggetto, piuttosto raro, è quello variamente denominato della Madonna delle Grazie o delle anime purganti o del Suffragio, allusivo alla mediazione salvifica della Madre di Dio verso le anime purganti e al potere taumaturgico del latte di Maria. Tale iconografia è attestata particolarmente in Campania e nel Salernitano e annovera una serie di dipinti - collocabili fra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo - che, nella diversità delle composizioni, condividono di norma con la tavola di Chieti le minuscole figure delle anime sorgenti dal suolo per dissetarsi del prezioso latte che sgorga dal seno della Vergine: la Madonna delle anime purganti (1493), pannello centrale di trittico già in S. Maria delle Grazie e ora al Museo Provinciale di Salerno, di Cristoforo Scacco; la Madonna delle Grazie (1512), parte di un polittico già in S. Antonio di Buccino (SA) e ora al Museo di Salerno e la Madonna delle anime purganti (1511), scomparto centrale di un trittico nella chiesa di S. Giacomo Maggiore di S. Valentino Torio (SA), entrambe di Andrea da Salerno; la Madonna delle Grazie (1517), già a Spoleto e ora al Museo del Prado di Madrid, di Pietro Machuca, solo per citare alcuni esempi.
Le vicende attributive del dipinto del Museo Barbella sono in parte comuni ai due pannelli cuspidati con i Ss. Giovanni Battista e Girolamo nella medesima raccolta (cfr. la scheda n. I.10): pubblicata dal Colasanti (1908, p. 39G) con l'attribuzione a Cola dell'Amatrice, accolta poi dal Massimi (1939, P.33), i1 Van Marle (1934, XV, P.240) vi ha scorto influssi della pittura di Antoniazzo Romano. Il Bologna (1948, PP.367-370), nel ricostruire la fisionomia dell'anonimo pittore epigono del Crivelli cui ha assegnato il nome convenzionale di Maestro dei polittici crivelleschi, l'ha inserita nel corpus delle sue opere; cronologicamente lo studioso la reputa posteriore allo smembrato polittico di Tocco da Casauria (PE) (1489) e dunque al termine del percorso del Maestro. Per le considerazioni di natura stilistica vale quanto osservato nella scheda relativa ai citati pannelli. La tavola, piuttosto che dalla chiesa dei Carmelitani, dove sarebbe stata impiegata come porta di chiusura dell'organo (Massimi, 1939, P.33), proviene più probabilmente dalla chiesa di S. Francesco di Chieti (Mostra, 1905, P.1); ciò confermerebbe ulteriormente l'ipotesi da me avanzata che l'intera serie dei dipinti del Maestro dei polittici crivelleschi sia connessa all'ordine francescano e per committenza e per destinazione. La tavola presenta numerose ridipinture e alterazioni; forse in epoca relativamente antica fu adattata alla cornice esterna mediante l'inserimento di un telaio ligneo, dipinto ad olio in azzurro chiaro, su cui si legge: A.D. 1408, frutto di una probabile errata lettura della data originaria segnata sul dipinto.
Mostra, 1905, p. 1. COLASANTI, 1908, pp.396-397; VAN MARLE, 1934, XV, pp.240, 241 fig.150; MASSIMI, 1939, p.33; BOLOGNA, 1948, pp.368-369; BOLOGNA, 1955, p.20 e tav. XXVII; LO SORDO, 1984, p.38 e tav.5; GIUSTILEONE DE CASTRIS, 1988, pp. 36 e fig.31, 92 e fig. 89.
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