| |
maiolica dipinta di Castelli, cm. 58 x 50
«21 MAI 1557»
Provenienza: Antico Ospedale di Chieti (?)
Proprietà: Comune di Chieti
In filatterio al centro: «AVE. GRA. PLENA»; sul libro appoggiato al leggio: «ECCE/ anc/illa/ TVA/sec/unn/um/ verb/um/tuum»; alle spalle dell'angelo: «21. MAI/ 1557»
La scena è racchiusa entro margini rilevati, i laterali scorniciati, l'inferiore ed il superiore a colonnina doppia con al centro un globo formato da piccoli globi. È mancante della metà inferiore del margine laterale sinistro. La tabella, notissima, è stata attribuita nel 1952 dal Polidori al ceramista castellano Orazio Pompei per affinità di stile con la Madonna firmata e datata 1551. La figura della Vergine riprende assai da vicino, soprattutto nell'abbigliamento, nella positura e nella tipologia del viso, anche se nella tabella è ovviamente trattato in modo più grossolano, l'immagine della Vergine dell'Annunciazione della Parrocchiale di Cerqueto (TE), affresco di autore ignoto gravitante nell'orbita di Andrea Delitio.
Si notano affinità anche con un altro frammento di affresco, sempre nella chiesa di Cerqueto (navata centrale) Volto della Vergine Annunciata, di fattura più popolare. Anche il motivo della colomba ad ali spiegate su un raggio di luce, è comune sia al primo affresco cerquetano che alla tabella, ma in quest'ultima Dio Padre, da cui procede il raggio, è raffigurato come sole mentre nell'affresco ha sembianze umane. È da osservare l'insolita iconografia, comune alla tabella ed all'affresco, del raggio di luce e della colomba che vanno a dirigersi, anziché sul capo o sul seno di Maria, verso l'orecchio della Vergine. Ciò rimanda alla conceptio per aurem citata nell'apocrifo Evangelo Armeno dell'Infanzia, riaffermata da Sant'Efrem e da Sant'Agostino. Sembra che iconografie tratte dai Vangeli apocrifi fossero abbastanza comuni nella zona del teramano nel XV secolo. Per il resto l'iconografia non si discosta dai canoni, salvo, forse, per il fatto che, nella tabella, il vaso con il fiore (simbolo dell'incarnazione) anziché comparire, more solito, al centro della scena, si trova posto tra due albarelli sul tetto della casa alle spalle di Maria, ed il fiore anziché essere contenuto nel vaso compare nella destra di Gabriele.
La scena si svolge in un hortus conclusus delimitato dal muretto ben visibile e dal quale si innalza un porticato rinascimentale. Come di regola, tra l'angelo e la Vergine si pone una colonna, simbolo della Natività. Gabriele indossa una veste gialla, anziché bianca ed è inginocchiato a terra dinanzi alla Vergine e non su una nuvola. Stilisticamente l'Angelo annunciante ha alcuni punti di contatto con la medesima figura nella Annunciazione di Andrea Delitio nel Duomo di Atri, abbastanza simili sono il profilo dal naso aguzzo e dalla fronte spaziosa, ed i capelli svolazzanti. Tuttavia l'impostazione della figura è più signorelliana nell'empito del movimento e della saldezza del corpo (cfr. L. Signorelli, Annunciazione, Volterra, Duomo, 1491). La targa si pone, nell'ambito dello sviluppo della ceramica castellana, in un momento in cui ancora erano vivi gli influssi della maiolica faentina, rilevabili soprattutto nella gamma cromatica della veste della Vergine.
POLIDORI, 1952, P. 12; Mostra, 1955, p. 14; APPIANO CAPRETTINI, 1977, PP. 37-47; PAVONE, 1983, I, 1 PP. 353-355; Le Maioliche, 1989, n. 244; GOVERNALE, Castelli, I, 1, 1989, P. 50.
|
|