MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA

SCHEDE PITTURA MEDIEVALE | ARTE SECC. XVI - XVII - XVIII | ARTE SECC. XIX-XX___

   
 

     
 

 
     
     
 

IL MUSEO BARBELLA

 
 

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Scheda n. II.4

 
 

ARTE SECC. XVI - XVII - XVIII

 
     
     
 

 
     
 

MUSEO D'ARTE C. BARBELLA

 
 

Palazzo Martinetti - Bianchi

 
 

Via C. de Lollis, 10 - Chieti (Italia)

 
 

Tel. 0871.330873 - Fax: 0871.349961

 
 

http://www.muvi.org/museobarbella

 
     


  Carlo Borromeo Ruthard

(Danzica, 1630 ca. - L'Aquila 1703)

 

       
 

 
   

 

S. PIETRO CELESTINO
E BRACCIO FORTEBRACCIO DA MONTONE

 

 

olio su tela, cm. 188 x 168
post 1677
Provenienza: Chieti, Chiesa di S. Maria della Civitella
Proprietà e collocazione: Comune di Chieti

(Vedi anche prec.: S. Benedetto e Carlo d'Angiò)

Le due tele provengono, con ogni probabilità, dalla chiesa di Santa Maria della Civitella in Chieti fondata nel 1295 da Roberto Salle, discepolo di Pietro da Morrone, poi Celestino V, l'eremita fondatore dell'ordine monastico dei Celestini da cui la chiesa è stata officiata fino al 1806, quando l'ordine ed il monastero vennero soppressi dalle leggi napoleoniche. L'autore dei dipinti era monaco celestino e molte delle chiese dell'ordine ospitavano sui quadri raffiguranti episodi della vita del santo fondatore (a L'Aquila, Santa Maria di Collemaggio, a Roma, S. Eusebio). Anche in questo caso non ci si allontana dalla norma. Nel primo quadro è raffigurato San Benedetto che appare in sogno a Carlo III d'Angiò
(1). Non siamo riusciti ad appurare a quale episodio particolare si riferisca la tela, ma indubbiamente è legata alla storia dell'ordine, che al momento dell'approvazione da parte di Papa Urbano IV nel 1263, venne inserito nell'ordinamento monastico benedettino. Potrebbe anche aver riferimento alla storia della chiesa la cui fondazione avvenne mentre era sul trono proprio Carlo d'Angiò, re che ebbe legami molto stretti con l'ordine e con Pietro da Morrone stesso. Il secondo quadro raffigura un episodio che già il Ruthart aveva illustrato nella serie di tele in Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, S. Pietro Celestino che spaventa in sogno Braccio Fortebraccio da Montone che assediava l'Aquila, e dal modello aquilano il pittore poco si discosta nella tela per la chiesa teatina, anche se la drammaticità dell'episodio è meno marcata. Particolarmente interessanti, come sempre in Ruthart, sono le scene di battaglia in cui alla varietà degli atteggiamenti dei combattenti si giustappone la straordinaria capacità rappresentativa degli animali, che il pittore, di cultura fiamminga, aveva affinato nella ampia produzione precedente alla sua monacazione. La datazione più probabile per queste tele sembra essere un anno immediatamente successivo al l677, quando la chiesa subì un radicale intervento di rammodernamento, o meglio di completo rifacimento, per volere dell'Abate Girolamo Lasena.

Fiorenza Rangoni


1 Nel Ms. DE LAURENTIIS I, 30, 15-17 (Palazzo del Comune, Opere d'Arte) al n. 15 si segnala: «Due episodii dell'assedio della Città dell'Aquila raffiguranti: S. Pietro Celestino che ordina a Braccio di Montone di togliere l'assedio, e S. Benedetto che apparisce a Giacomo Caldara».

SPAGNESI, 1981, P. 85; Bibl. Sanct., III, 1963, voce Celestino V; Ibidem, II, 1962 voce S Benedetto.

 
       

 

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