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olio su tela, cm. 188
x 168
post 1677
Provenienza: Chieti, Chiesa di S. Maria della Civitella
Proprietà e collocazione: Comune di Chieti
(Vedi anche prec.: S. Benedetto e Carlo d'Angiò)
Le due tele provengono, con ogni probabilità, dalla chiesa di Santa Maria
della Civitella in Chieti fondata nel 1295 da Roberto Salle, discepolo di Pietro
da Morrone, poi Celestino V, l'eremita fondatore dell'ordine monastico dei Celestini
da cui la chiesa è stata officiata fino al 1806, quando l'ordine ed il monastero
vennero soppressi dalle leggi napoleoniche. L'autore dei dipinti era monaco celestino
e molte delle chiese dell'ordine ospitavano sui quadri raffiguranti episodi della
vita del santo fondatore (a L'Aquila, Santa Maria di Collemaggio, a Roma, S. Eusebio).
Anche in questo caso non ci si allontana dalla norma. Nel primo quadro è raffigurato
San Benedetto che appare in sogno a Carlo III d'Angiò (1).
Non siamo riusciti ad appurare a quale episodio particolare si riferisca la tela,
ma indubbiamente è legata alla storia dell'ordine, che al momento dell'approvazione
da parte di Papa Urbano IV nel 1263, venne inserito nell'ordinamento monastico benedettino.
Potrebbe anche aver riferimento alla storia della chiesa la cui fondazione avvenne
mentre era sul trono proprio Carlo d'Angiò, re che ebbe legami molto stretti
con l'ordine e con Pietro da Morrone stesso. Il secondo quadro raffigura un episodio
che già il Ruthart aveva illustrato nella serie di tele in Santa Maria di
Collemaggio a L'Aquila, S. Pietro Celestino che spaventa in sogno Braccio Fortebraccio
da Montone che assediava l'Aquila, e dal modello aquilano il pittore poco si discosta
nella tela per la chiesa teatina, anche se la drammaticità dell'episodio è
meno marcata. Particolarmente interessanti, come sempre in Ruthart, sono le scene
di battaglia in cui alla varietà degli atteggiamenti dei combattenti si giustappone
la straordinaria capacità rappresentativa degli animali, che il pittore, di
cultura fiamminga, aveva affinato nella ampia produzione precedente alla sua monacazione.
La datazione più probabile per queste tele sembra essere un anno immediatamente
successivo al l677, quando la chiesa subì un radicale intervento di rammodernamento,
o meglio di completo rifacimento, per volere dell'Abate Girolamo Lasena.
Fiorenza Rangoni
1 Nel Ms. DE LAURENTIIS
I, 30, 15-17 (Palazzo del Comune, Opere d'Arte) al n. 15 si segnala: «Due episodii
dell'assedio della Città dell'Aquila raffiguranti: S. Pietro Celestino che
ordina a Braccio di Montone di togliere l'assedio, e S. Benedetto che apparisce a
Giacomo Caldara».
SPAGNESI, 1981, P. 85; Bibl. Sanct., III, 1963, voce Celestino V; Ibidem, II, 1962
voce S Benedetto.
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