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maiolica dipinta, cm. 27 x 33,5
«Gentili P. 1750»
Provenienza: Donazione Rogadeo-De Riseis
Proprietà: Comune di Chieti
«S. Benedicti Abbatis Puerum ad vitam revocantis Effigies cujus Autographum extat / Perusiae in nova Ecclesia Olivetanae Congregationis sub Titulo B.M.V. Montis Morcini»
La mattonella raffigura un miracolo effettuato da S. Benedetto da Norcia (480 ca. - 547). La leggenda narra che un giorno, mentre S. Benedetto era intento al lavoro nei campi, un giardiniere andò al convento portando con sé il corpo esanime del figlioletto e, depostolo sui gradini di ingresso del monastero, chiese di S. Benedetto. Essendogli stato risposto che il santo monaco si trovava lontano, corse a cercarlo e, trovatolo, lo supplicò di rendere la vita al figlio. S. Benedetto, corse al convento e chinatosi sul fanciullo, accostò il proprio volto a quello del giovane mettendosi a pregare. Al termine della preghiera il fanciullo si rianimò. Nella maiolica è raffigurato il momento in cui S. Benedetto accosta il proprio viso a quello del giovane, mentre sei monaci, il padre del fanciullo ed un altro personaggio in abiti contadineschi osservano la scena. L'ambientazione è quella prevista dalla leggenda, cioè in esterno, sui gradini dell'ingresso del convento, di cui si vedono due porte, ed in lontananza, sulla sinistra, si scorge la costruzione circolare di un tiburio. Il Gentili ha derivato questa sua opera dal dipinto di Pierre Subleyras di medesimo soggetto, eseguito nel 1744 per la chiesa del Convento degli Olivetani di Perugia, su commissione di questo stesso ordine monastico che gli aveva suggerito anche il soggetto.
Da questa tela, oggi a Roma nella chiesa di S. Francesca Romana, furono tratte numerose copie ed incisioni. Carmine Gentili copiò, consolidata tradizione nell'ambito dei pittori ceramisti, l'incisione eseguita dallo stesso Subleyras nel 1747 (Vienna, Albertina), come provano la perfetta corrispondenza sia dell'immagine, che anche nell'incisione è in controparte rispetto al quadro, sia della scritta apposta in basso che appare anche nell'incisione: S. Benedicti Abbatis Puerum ad vitam revocantis Effigies cujus Autographum extat/Perusiae in nova Ecclesia Olivetanae Congregationis sub Titulo B.M. V. Montis Morcini. La data apposta sulla maiolica, «Gentili P. 1750», essendo posteriore a quella indicata dalle fonti per l'incisione di Subleyras, conferma ulteriormente la derivazione della maiolica dal foglio. Il Gentili opera tuttavia una modifica, sia rispetto al quadro che all'incisione. Subleyras aveva vestito di bianco i monaci, pur essendogli noto che i Benedettini vestono di nero, in omaggio ai committenti olivetani dall'abito bianco. Gentili riporta i monaci nella dimensione storica vestendoli del saio nero di loro competenza. L'aver modificato il colore dell'abito è anche prova di virtuosismo tecnico, da parte del Gentili, poiché la ceramica con tinte scure è assai rara e difficile da realizzare.
La mattonella è stata esposta per la prima volta, quando ancora era proprietà del Barone Luigi De Riseis di Napoli, alla Mostra di arte antica abruzzese di Chieti nel 1905. Pur mantenendo l'attribuzione a Carmine Gentili, osserviamo che la felicità di disegno, colore e composizione riscontrabile nelle opere della maturità dell'artista, qui viene in parte a mancare; inoltre egli trattava prevalentemente soggetti derivati dalle stampe dei Carracci con un'adesione totale ai moduli barocchi. In questo caso ci troviamo di fronte ad un'opera tratta dal dipinto di un pittore che ormai si situa in ambito classicista settecentesco. Certe cadute di stile, quali le pieghe molto insistite, oppure le gambe del padre meravigliato, non risolte con l'abituale eleganza, pur avendo un valore espressionistico, potrebbero essere imputate alla età ormai tarda del Gentili. Si potrebbe avanzare anche l'ipotesi che si tratti della mano del figlio Bernardino, più interessato alla pittura del tardo seicento e del settecento.
Chieti 1905, P. 84; POLIDORI, 1952, P. 20, Subleyras 1987, PP. 287-291.
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