MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA
   
 
 
PITTURA MEDIEVALE  
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 Scheda n. I.4
MUSEO D'ARTE C. BARBELLA
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Via C. de Lollis, 10 - Chieti (Italia)
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http://www.muvi.org/museobarbella
 

  Pittore abruzzese
(n.d.)
 

       
 
 
   

 
L'ANNUNCIAZIONE - LA CROCIFISSIONE FRA
S. PIETRO MARTIRE E S. CATERINA D'ALESSANDRIA
 

 
affresco, cm. 215 x 230
quarto decennio del XV secolo
Provenienza: Chieti, Chiesa di S. Domenico
Proprietà: Provincia di Chieti

L'affresco è diviso in due registri. Nel primo è raffigurata l'Annunciazione. A sinistra la Vergine siede sul trono dietro il quale è disteso un drappo con decorazioni a racemi; al centro un tabernacolo su un alto basamento e la colomba dello Spirito Santo rivolta verso Maria; a destra l'arcangelo Gabriele, inginocchiato in atto di saluto. Nel secondo registro: al centro Cristo crocifisso fra la Vergine e S. Giovanni; a sinistra S. Pietro martire con il coltello conficcato nella schiena (Kaftal, 1965 (rist. an. 1986), col. 904); a destra S. Caterina d'Alessandria con la ruota del martirio raffigurata in basso, ormai quasi illeggibile (Kaftal, 1965 (rist. an. 1986), col. 256). L'intero affresco è incorniciato da una listatura a tre colori-bianco, rosso mattone e di nuovo bianco-che funge anche da elemento divisorio dei due registri; nel secondo registro i due Santi sono separati dal riquadro con la Crocifissione dalla medesima cornice, che assume l'andamento di un arco trilobo. L'affresco proviene da una cappella della chiesa di S. Domenico di Chieti.

La raffigurazione di S. Pietro martire accanto alla Crocifissione in una posizione di grande rilievo lascerebbe supporre che si tratti della cappella dedicata a questo Santo domenicano, posta sotto il patronato della famiglia de' Laurentiis, documentata ad iniziare dal XVIII secolo (Zecca, 1914, p. 97), ma la cui originaria dedicazione si deve far risalire ad un'epoca molto più antica. L'Aurini (1915, p. 3) accomuna le vícende di questo dipinto - del quale tuttavia sottolinea il migliore stato di conservazione - all'altro raffigurante Tre Santi vescovi e la crocifissione (si veda la scheda n. I.5). Analogamente il Van Marle (1927, VIII, pp. 410-412), secondo cui entrambi gli affreschi potrebbero essere opera di un Nardo di Andrea da Sulmona. Si può essere d'accordo con il Van Marle nel ritenere che i due dipinti - benché a mio parere non eseguiti dallo stesso artista - appartengano al medesimo clima culturale, quello della pittura tardo-gotica, che in Abruzzo attecchì in forme e modi assai distanti dalle sottili eleganze e dalle magiche raffinatezze dell'aggiornatissimo linguaggio cortese delle vicine Marche.

L'autore dell'affresco è, verosimilmente, un pittore locale, un eclettico mestierante che imprime alle varie scene un accento aneddotico: la fremente figura dell'Angelo Annunciante è resa attraverso una sagoma disseccata dal profilo esangue; lo straziato dolore della Vergine e del S. Giovanni è espresso da gesti che, svuotati di ogni carica drammatica, diventano inopinatamente compassati; la roccia del monte Calvario e il teschio, sottoposti ad un forte processo di stilizzazione, perdono ogni connotazione naturalistica. Il dipinto, specie nelle figure dei Santi, mostra alcune affinità con la decorazione pittorica della chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino (PE) (1428-1429), nella quale maestranze locali rielaborano in chiave spiccatamente dialettale una composita cultura umbro-marchigiana che, accanto agli influssi del Nelli e al calligrafismo dei Salimbeni, annovera la diretta lezione del Maestro dell'abside di S. Maria della Rocca di Offida (AP) (Dell'Orso, 1988, pp. 70-72).

Nell'affresco teatino tornano, infatti, seppure con una grafia più goffa, le fisionomie dal naso prominente, la bocca piccola e i grandi occhi gonfi che compaiono in taluni affreschi del ciclo loretese. Il dipinto, per le precedenti considerazioni stilistiche, è collocabile intorno al quarto decennio del XV secolo. Numerose lacune interrompono la superficie pittorica: le più rilevanti si trovano a sinistra, a destra e in basso; altre, di minori dimensioni, al di sopra del Crocifisso. Numerose le cadute di colore.

Maria Luigia Fobelli


ZECCA,, 1914, P. 97; AURINI, 1915, P. 3; VAN MARLE, 1927, VIII, PP. 410-412; KAFTAL, 1965 (rist. an. 1986), coll. 256, 904; DELL'ORSO, 1988, PP. 70-72.

 
       

 
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