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affresco «GIA.TO DIANO.P.1796»
L'affresco, con cornice di stucco dorato, occupa la parte centrale del soffitto del salone centrale del Museo Barbella; è circondato da decorazioni monocrome a fresco con figurazioni fitomorfe e cartigli a finto stucco. Sui due lati brevi, entro cartelle, vi sono due riquadri rettangolari in cornice di stucco nei quali sono raffigurate rispettivamente una scena di lotta ed una di musica. Al centro dei lati lunghi, velari dipinti incorniciano finte nicchie. Nei quattro angoli due sileni tengono una corona vegetale che trattiene due cigni. La decorazione, non sappiamo se dovuta alla mano dello stesso Diano, è di carattere gia neoclassico sia per i temi affrontati che per il modo di trattarli, cioè a finto bassorilievo marmoreo; tuttavia nella partizione architettonica e nella leggerezza della conduzione pittorica rivela una mano ancora adusa a piacevolezze rococò.
Il dipinto centrale, reso noto da L. Mortari (1), è uno dei più tardi del Diano, essendo datato 1796, e indubbiamente rispecchia le caratteristiche della pittura dell'artista in quegli anni, e cioè un raffrenare dell'impeto giordanesco nella composizione ed una «trasparente politezza» delle figure così da rivelarlo «legato... alla compostezza demuriana, ... a quel razionale controllo classicista che è quasi in contrasto con il capriccio rococò» (2). È da sottolineare, tuttavia che manca l'inquadramento architettonico di tipo vanvitelliano che aveva accompagnato tante opere del Diano, preferendo qui l'autore ambientare l'evento sullo sfondo diafano di un cielo solcato da nuvole. Fu commissionato da Pietro Franchi che acquistò, nel 1786, il Palazzo, sede del Collegio dei Gesuiti fino al 1767, trasformandolo in propria abitazione, appartamenti di affitto e negozi. F.R.
l MORTARI, Nap. Nob., 17, 1978, pp. 50-56; l'autrice identifica il soggetto in Nettuno e Anfitrite. Esso, invece, è identificabile con l'Apoteosi di Psiche (Apuleio, Le metamorfosi ovvero l'asino d'oro), cioè l'assunzione nell'Olimpo della mortale bellissima Psiche, amata da Eros e avversata da Venere. Si possono notare infatti Eros che perora la propria causa a Giove, Venere seduta sul cocchio e accompagnata dalle colombe, in atteggiamento di rassegnato scontento, Mercurio che offre il suo braccio in appoggio alla giovane che ascende all'Olimpo, caratteri inequivocabilmente pertinenti alla storia di Psiche. Cfr. SPINOSA, II, Napoli 1987, p. 120.
2 MORTARI, Nap. Nob., 17, 1978, p. 54.
MORTARI, Nap. Nob., 17, 1978, pp 50-56; SPAGNESI, 1981, p. 77; SPINOSA, II, 1987. |
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