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olio su rame, cm. 14 x 20
XVIII secolo
Provenienza ignota
Proprietà: Comune di Chieti
Il piccolo curioso dipinto, evidentemente oggetto privato, ci appare come opera di ambito napoletano settecentesco, ma che continua una tradizione di erotismo nell'arte e che ha avuto proprio nel XVIII secolo un momento di riviviscenza. La qualità pittorica non è eccelsa, ma il soggetto merita una analisi approfondita. Nella scena vediamo raffigurato un satiro che, visibilmente eccitato, fa scendere sul basso ventre, rivestito, di una giovane donna semisdraiata a gambe divaricate su un letto con il braccio sinistro a sollevare la testa per osservare incuriosita le manovre del partner, un topolino trattenuto per la coda da un filo. Osservano la scena un putto, che sbuca dalla cortina del letto, ed un gatto che esce da sotto il medesimo letto, le cui coperte in quel punto sono tenute sollevate dalla mano destra della giovane. Il soggetto ha una tradizione che risale alla fine del XVI secolo. La prima illustrazione di questo soggetto appare in una incisione di Jerome Wieirix (Anversa 1553/54 - l619) su disegno di W. Haecht datata 1578 ed intitolata Vanitas vanitatum. Essa si proponeva un intento morale: raffigura infatti una giovane donna nella stessa situazione del nostro dipinto, ma completamente nuda, sulla quale il satiro fa scendere un filo a piombo, provvisto quindi di un peso, non di un topo, alla sua estremità.
L'ambientazione è molto più ricca e osservano la scena alcune allegorie quali l'Uomo mondano, la Voluttà, la Gioia Breve; inoltre compaiono simboli del potere e della ricchezza. Le frasi che commentano nel contesto la scena sono tratte dalla Bibbia, mentre in basso in un apposito spazio vi è una composizione poetica in fiammingo, tedesco e francese di intento moralistico, che esorta l'uomo mondano ad abbandonare le donne impudiche (prostitute) perché fonte di futuri e gravissimi danni. Ritroviamo questo medesimo soggetto, la donna con il satiro provvisto di filo a piombo, liberato ormai da ogni intento moralistico, ma divenuto dichiaratamente erotico, tanto è vero che l'ambientazione di contesto è completamente sparita, nelle incisioni erotiche di Agostino Carracci. Qui il discorso si fa un poco più complesso perché non è affatto certo che, per motivi di dimensione, l'incisione in oggetto faccia parte della serie delle Lascivie incise da Agostino, per le quali fu severamente redarguito da Papa Clemente VIII (1592-1605), e pertanto databili tra il 1592-95. È tuttavia indubbio che l'incisione appartenga ad Agostino Carracci.
È interessante notare come un argomento morale, trattato con connotazioni vagamente erotiche, come era consuetudine nell'ambiente culturale dell'Europa del Nord, sia passato intatto attraverso ben due revivals, prima quello neorinascimentale del Carracci e poi quello più scopertamente libertino del Settecento. Ciò che non ci è stato possibile appurare in via filologica è per quale motivo il piombo del filo si sia trasformato in un topo. È certo che sia il gatto che il topo, spesso raffigurati mentre giocano, sono quasi sempre presenti in scene erotiche, ma riteniamo che forse in questo caso, più che andare ricercando sottili legami di tipo simbolico, sia opportuno fermarci a considerazioni decisamente più limitate, quali un interesse ormai esclusivamente erotico «forte», con una tendenza forse verso la perversione, anche se solo di tipo immaginario. Si potrebbe dare un altro caso, che ci viene suggerito dal fatto che la giovane donna non è completamente nuda, ma con le parti direttamente interessate all'operazione coperte da una specie di braghetta, che il pittore abbia travisato l'oggetto pendente dalla corda, abbia cioè scambiato il piombo con una animaletto che ben si armonizzava con la presenza del gatto nella stanza, avendo perso ormai memoria del significato originario della scena. Inedito.
ALVIN, 1866, P. 304, n. 1528; KURTZ, JWCI, 14, 1951, PP. 221-233; DUNAND, BML, II, 1957-61, PP. 1-20; OSTROW, 1966; MANQUOY HENDRICKX, 1979, II, P.239, fig. 1702; III, 2, PP.518-522; DE GRAZIA, 1984, n. 21G. |
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