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olio su tela (bozzetto), cm. 54 x 89
post 1826
Provenienza: Collezione De Laurentiis
Proprietà: Comune di Chieti
Bozzetto ad olio per un quadro, commissionatogli dal suo mecenate a Napoli signor De Falconnet (1), mai realizzato. Le fonti testimoniano dell'esistenza di due bozzetti e di un cartone di grandi dimensioni (2). Il bozzetto del Museo «C. Barbella» appartenne a lungo alla collezione del comm. De Vergilii di Napoli, il quale lo donò alla famiglia De Laurentiis (3). L'episodio biblico (I Saul 16,13) è rappresentato secondo i dettami del neoclassicismo davidiano, e, per quel che riguarda il De Laurentiis, camucciniano, che auspicava il rinnovamento della pittura non solo dal punto di vista stilistico ma, soprattutto, etico: il fine era quello di fare della pittura di contenuto morale. Si intendeva proporre un soggetto di valore etico, esemplare, esposto in maniera chiara, ordinata, didattica, quasi biblia pauperum (4).
Il bozzetto del De Laurentiis è, a questo proposito, esemplare. L'ambientazione è sobria, quasi scarna, con accenni di architettura a suddividere il piano di fondo in tre sezioni: l'ultima a sinistra fa intravvedere un paesaggio che dà respiro alla scena. Le figure, in piedi, tranne i due protagonisti, avvolte in ampi panneggi classicheggianti formano una esedra, quasi statue-colonna. Solo il secondo personaggio a sinistra si muove in un gesto, irrisolto pittoricamente, di apertura del braccio, quasi a foggiare uno spazio per la partecipazione dello spettatore. Anche i colori collaborano a creare l'illusione di uno spazio semicircolare: gli scuri delle figure a sinistra vanno schiarendo gradatamente fino ai brillanti chiarissimi delle vesti e degli incarnati di Davide e Samuele per sprofondare, subito alle spalle del vecchio re, in un cono d'ombra, ben visibile sul pavimento, che investe i tre personaggi a destra. Eseguito forse a Napoli intorno al 18265. Inedito.
1 Ms. C. De Laurentiis, LXXXI, 36 lo indica come commissione di Francesco I.
2 Il cartone era presso la collezione Filiberto De Laurentiis, il quale lo aveva avuto dal comm. Pasquale de Vergilii in cambio del vasellame della farmacia di S. Domenico a Chieti di atelier di Castelli. Un altro bozzetto, oltre al nostro, era di proprietà del barone Alismondi (?) di Penne che lo aveva avuto dal sig. de Sterlich di Chieti. (Ms. de Laurentiis, I, 30, 32).
3 Ms. LXXXI, 36; D'ORTENSIO, 1878, P. 24.
4 D'ORTENSIO, 1878, P. 16:«Sapeva che le tele sono i soli libri in cui legge il popolo».
5 BINDI, 1883, PP. 152-155.MS. C. DE LAURENTIIS, LXXXI, 36; MS.C. DE LAURENTIIS, I, 30-32; D'ORTENSIO, 1878, p. 16 e 24; BINDI, 1883, PP. 152-155. VERLENGIA, 1956, P. 13. |
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