MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA
   
 
 
ARTE SECC. XIX - XX  
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MUSEO D'ARTE C. BARBELLA
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  Francesco Paolo Michetti
(Tocco da C. [Pe] 4/8/1851 Franc. al M. [Ch] 5/3/1929)
 

 
Allievo, insieme a Dalbono, di Domenico Morelli all'Accademia di Belle Arti di Napoli, negli stessi anni quindi, in cui viveva a Napoli Filippo Palizzi, ne apprezzò fortemente l'impostazione naturalistica, come dimostra un gruppo cospicuo di studi su animali compiuti dal vero, in Abruzzo. Ebbe grande notorietà all'Esposizione della Promotrice Napoletana del 1877, con La processione del Corpus Domini, opera corale, in cui rivelava una rinnovata maniera pittorica influenzata dal gusto di Mariano Fortuny, il pittore spagnolo dalle composizioni fantasiose e squillanti che era a lungo vissuto in Italia. Questo mutamento di stile non costituiva una concessione alla moda del tempo ma una fase di quello sperimentalismo che caratterizzò tutta l'attività di Michetti: ricerche sui materiali, sulle tecniche più diverse (tempera, pastello, acquaforte, terracotta, ecc.), e l'utilizzazione della lastra fotografica, non solo come ausilio per la composizione di grandi scene, ma anche come nuovo ed autonomo mezzo espressivo, collegandosi, per questo aspetto, al generale impulso verso l'utilizzazione della tecnica fotografica in atto in Europa, e soprattutto in Francia, in quei medesimi anni.

Accanto ad opere di piccole dimensioni, grandi tele lo renderanno famoso in Italia e all'estero: il Corpus Domini entrò infatti nella collezione dell'Imperatore di Germania Guglielmo II e La figlia di Jorio, ispirata all'opera dannunziana, era proprietà della Galleria Nazionale di Berlino (entrambe rientrarono in Italia nel 1932); i più noti mercanti d'arte fra cui Reutlinger e Goupil, si disputavano le sue opere, così richieste, che si sviluppò in Germania un mercato di falsi. All'Esposizione di Milano del 1881 ebbe una personale che gli assicurò un ulteriore successo di pubblico e vasta eco fra i critici, non tutti però persuasi di quelle che D'Annunzio chiamerà «le meraviglie michettiane».

Il sodalizio fra i due artisti nella casa di Francavilla, dove il pittore trascorrerà dal 1900, in solitudine, l'ultimo periodo della sua esistenza, durò a lungo, testimoniato dalla suggestione esercitata dal poeta su Michetti, ed insieme dall'entusiasmo con cui D'Annunzio commentò Il Voto michettiano (oggi nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma). Le ultime opere di Michetti conservate nel Comune di Francavilla, Le serpi e Gli storpi, tempere di vaste dimensioni, confermano la predominante attenzione e alla storia locale, alle feste solenni e ai costumi d'Abruzzo e, al di là di effetti a volte teatrali, mostrano un eccezionale interesse umano d'osservazione per la terra natale.

Bianca Saletti

BINDI, 1883, SILLANI, 1932; CECI, 1937, P. 520; MIRAGLIA, 1975; DI TIZIO, 1980; LAMBERTI, 1982, PP. 35-42 e passim; D Annunzio e la promozione delle arti, Cat. Gardone, 1988, p. 101-105, 110-121.

 
       

 
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