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Filippo Palizzi |
(Vasto [Ch] 16/6/1818 - Napoli 11/9/1899)
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Apparteneva ad una famiglia numerosa tutta dedita all'arte e che lui stesso, nell'autobiografia, definì «una grande officina», poiché altri tre fratelli, Giuseppe il maggiore, Nicola e Francesco Paolo, erano pittori e si dilettavano anche di altre attività artistiche. Ottenuta nel 1837 una borsa di studio dal Consiglio Provinciale di Chieti, si recò a Napoli, dove già si trovava il fratello Giuseppe, per studiare all'Accademia di Belle Arti: sono noti la sua difficoltà e poi il rifiuto ad accettare l'insegnamento accademico della scuola di paesaggio dello Smargiassi. La sua formazione avvenne piuttosto fuori dalle aule accademiche, con l'indagine sul vero e sulla resa autentica e minuziosa del dato naturale che lo portò ben presto, anche sull'esempio delle ricerche di Giuseppe Bonolis, alla definizione della sua poetica. A Napoli e nella campagna di Cava dei Tirreni, dove trascorreva le sue giornate estive, lavorò e visse diventando, con Domenico Morelli, protagonista del rinnovamento figurativo che ebbe nella Promotrice napoletana la sua sede.
Le sue conoscenze pittoriche furono arricchite da numerosi viaggi all'estero, dall'anno 1842 in cui, come era in uso fra gli artisti del tempo, si recò al seguito del principe Moronsi, in Moldavia e in altri paesi d'Oriente, ai ripetuti viaggi a Parigi, dove si era trasferito il fratello Giuseppe, e dove fu presente all'Esposizione Universale del 1867, poi in Olanda, a Vienna, Amburgo. Partecipe della vita culturale napoletana anche se di temperamento schivo e ritroso, dimostrò i suoi sentimenti patriottici in lettere e studi (quadri ispirati al 1848, ai garibaldini a Napoli, e ai luoghi della battaglia di Custoza). Nel 1878 fu convinto dal De Sanctis, ministro della Pubblica Istruzione, e dall'amico Morelli, ad accettare la direzione dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, carica che abbandonò dopo soli due anni, accettandola nuovamente in tarda età, nel 1891.
Circondato dal mondo artistico napoletano più vivace di quegli anni che vi intravide l'apporto vivificante del realismo e del verismo (Maltese) sia nei paesaggi che nella descrizione degli animali più umili, continuò a lavorare fino agli ultimi giorni. Dopo aver fatto donazione di 300 sue opere alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e di altri 100 studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli, riuscì a terminare nel 1898 un grande quadro lontano dalla sua tematica consueta: San Giovanni Battista per la cattedrale di Vasto, città che, nel suo Museo civico, raccoglie molte altre opere di Palizzi.
D'ANNUNZIO, 1902; RICCI, 1960; Filippo Palizzi e Domenico Morelli, cat., Napoli 1961; Mostra garibaldina, cat., Roma 1982; MALTESE, 1960.
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