MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA
   
 
 
ARTE SECC. XVI - XVII - XVIII  
IL MUSEO BARBELLA
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MUSEO D'ARTE C. BARBELLA
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  Donato Teodoro
(Chieti 1699 - 1779)
 

 
I dati biografici relativi al pittore sono assai scarsi; oltre agli atti di nascita e di morte, rispettivamente datati 12 novembre 1699 e 21 gennaio 1779, abbiamo documentazione del fatto che nel 1754 abitava a Chieti con il fratello maggiore Giuseppe Antonio, la moglie di questi Anna Maria Cantera e la propria, Barbara Cantera sorella di Anna Maria, i figli Ludovico di ventinove anni, anch'egli pittore, Francesco Paolo «addetto alla Pittura» di diciassette anni e Celestina di quattordici anni, in un palazzo nel rione «Fiera di dentro» nei pressi della chiesa della Trinità. Ebbe anche un quarto figlio, Ignazio Isidoro ( + 1797) che divenne un celebre giurista. La sua vita fu assai tranquilla, salvo un episodio, non chiaro, che lo vide rifugiarsi nello stato Pontificio, intorno al 1747, mentre era impegnato con i teleri per il soffitto della cattedrale di Campli, e rimanervi per qualche tempo, fino a che potè ritornare al lavoro interrotto per intervento del Marchese Mauri.

Pittore assai fecondo, ed evidentemente di successo, l'unico di una qualche fama nella Chieti nel XVIII secolo, di lui, però, è assai difficile tracciare un percorso critico e stilistico. Indubbiamente poté conoscere le opere delle varie scuole italiane presenti nelle chiese di Chieti, ma l'influsso, se non un alunnato vero e proprio, più evidente è quello che ebbe su di lui Girolamo Cenatiempo, che portò in Abruzzo, seppur provincializzati, i modi di Luca Giordano. Un altro pittore napoletano che poté conoscere fu Ludovico de Mayo, allievo del Solimena, che lavorò in Abruzzo tra il 1738 ed il 1758, lasciando a Chieti la Pala di S. Gaetano, nella cattedrale; Madonna con S. Filippo Neri, Chiesa della Trinità (1740 c.); episodi della vita di S. Camillo, chiesa dei Crociferi. Nonostante questo rivolgersi ad una cultura pittorica assai evoluta come quella napoletana, in quel momento, insieme alla veneta, la più avanzata in Italia, la stabile permanenza nella propria regione senea ampliare il proprio bagaglio di esperienze formative, quali un viaggio a Napoli o a Roma, lo ha stretto in un fare pittorico che, se è assolutamente personale, mostra una maturazione artistica non completamente avvenuta. Prova ne sia una attenzione al classicismo che ignora le istanze di neo-classico ormai serpeggianti in tutta la cultura pittorica italiana, e guarda o rammenta un classicismo cinquecentesco di provincia, cercando di assimilarlo alla fantasmagoria compositiva di Luca Giordano.

Le opere che possono essere considerate le sue prime prove, risalenti al decennio 1720-30, sono la tela Martirio di S. Apollonia per la chiesa della Trinità e Martirio di S. Agata, per la chiesa di S. Agata entrambe a Chieti. Nel 1727 dipinge, su commissione della famiglia Crognale di Castelfrentano, gli affreschi Gloria del Paradiso per la cupola e Scene evangeliche nella controfacciata della Chiesa dell'Assunta di Castelfrentano, e la pala per l'altare della cappella della famiglia con Estasi di S. Teresa, con il ritratto del committente. In una delle storie evangeliche (Cacciata dei mercanti dal tempio), il Teodoro ci ha lasciato il proprio autoritratto. Se la tela d'altare è un poco felice tentativo di trovare la via personale all'espressione pittorica, il rifarsi letterale negli affreschi, (cfr. Giuditta brandisce il capo di Oloferne, affresco del cupolino, e gli affreschi di controfacciata, Castelfrentano, Chiesa dell'Assunta) a quanto Luca Giordano aveva lasciato in S. Martino e ai Gerolamini a Napoli, gli consente di dare una migliore prova di sé. Nel 1736 è impegnato a L'Aquila nella Chiesa cattedrale di S. Massimo, con due pannelli laterali alla pala del Cenatiempo, illustranti Fatti della vita di S. Massimo, firmati e datati 1730; nel 1738 è ancora a L'Aquila, alle prese con gli affreschi della volta della Sacrestia di S. Bernardino con La Gloria della Trinità e Glorie dei Minori a coronamento della decorazione lasciata in anni precedenti dal Cenatiempo.

Le opere del periodo 1740-50, in cui il Teodoro cerca una personale espressione pittorica, e sembra raggiungere la sua maturità artistica, possono essere esemplificate nelle tele approntate per il soffitto della chiesa di S. Maria in Platea a Campli, Battesimo di S. Pancrazio, Assunta in Gloria, Martirio di S. Pancrazio, e in quelle per la decorazione della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista a Colledimezzo, su commissione dell'arciprete de Laurentiis: Giudizio finale, Sconfitta di Lucifero, affresco della cupola, firmato e datato 1748, nonché un numero rilevante di tele. In Abruzzo altre sue opere si trovano ad Atessa, Francavilla al Mare, Lanciano, Manoppello, Pianella, Villamagna. Anche in Chieti il pittore ha lasciato numerose opere: oltre a quelle già citate per le chiese della Trinità e di S. Agata, in S. Chiara, L'lmmacolata, affresco della sala capitolare; in S. Francesco al Corso, S. Ludovico d'Angiò; in S. Agostino, S. Agostino transverberato dall'angelo; in collezione de Martiis, Giudizio di Salmone; in S. Domenico al Corso, quindici ovati.

Fiorenza Rangoni

ORTOLANI, (1970), PP. 81-82; FERRARI, 1980, II, PP. 429-430; SPINOSA, 1986, I.

 
       

 
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