MUSEO D'ARTE
COSTANTINO BARBELLA
   
   
 
  
IL MUSEO BARBELLA
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LA MAIOLICA IN ABRUZZO
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MUSEO D'ARTE C. BARBELLA
Palazzo Martinetti - Bianchi
Via C. de Lollis, 10 - Chieti (Italia)
Tel. 0871.330873 - Fax: 0871.349961
http://www.muvi.org/museobarbella
 
   




Le origini.


L'arte del vasaio è stata fiorente in Abruzzo: molti i centri da ricordare. Fra essi è d'uopo citare
Bussi, Torre dei Passeri, Anversa, Atri, Manoppello. Ad Atri opere di scavo hanno portato alla luce resti di officine dell'epoca romana. Ne dà notizia Luigi Illuminati. Per Bussi la storia annota una produzione duecentesca. La maiolica di Torre dei Passeri porta, fra gli altri, il nome De Pompeis, modificazione di Ponpei. Si sa, infatti, che Lorenzo Ponpei, della famiglia dei famosi artefici castellani, si trasferì negli ultimi anni del '600 a Bussi per esercitarvi l'arte dei padri. Il nipote Raimondo giunse a decisa notorietà. Molti altri sono stati i centri della maiolica d'Abruzzo ad impronta decisamente popolare, ma quello che svetta su tutti è Castelli.


E lì che l'arte della maiolica abruzzese, ancor meglio italiana, ascende, nei secoli del Barocco in particolare, al massimo prestigio. Già nel tredicesimo secolo ad artefici castellani sarebbe stato affidato il compito di ornare con i tocchi di colore della maiolica torri campanarie e facciate di chiese, ad
Atri, Loreto Aprutino, Giulianova. Ma la storia è qui avara di notizie e controversa. Dal buio delle origini si giunge ai secoli quindicesimo e sedicesimo. Compaiono i primi nomi: sono quelli di Renzo e Polidoro da Lanciano, che si dice siano stati chiamati dalla famiglia Orsini, feudataria dei luoghi castellani, a dar lustro all'arte della maiolica. Ma ecco che sul famoso soffitto di una umile cappella del contado, la Chiesa di San Donato, si legge in uno dei mattoni: «Magister Oratius Ponpei fecit hoc». È il tempo dei Ponpei, personaggi di spicco nell'arte. La storia si affaccia, poi, sul seicento: il secolo della gloria castellana. Ma prima di penetrarvi decisamente va fatta menzione di una produzione di respiro cinquecentesco che include il «corredo da farmacia Orsini-Colonna» e la «famiglia turchina» intestata ai Farnese, di cui è, oggi, certa la appartenenza a Castelli; dato questo che la solleva da precedenti collocazioni, difformi e malferme. Pervenuta ad alti livelli la maiolica castellana supera i confini della propria terra sia per quanto riguarda la tematica che la destinazione. Carlo Antonio Grue, ad esempio, pare certo che abbia lavorato per committenti d'oltralpe, non escluso l'Imperatore d'Austria Leopoldo I. Nel periodo di massima produzione erano, infatti, attive a Castelli oltre trenta officine che ogni anno inviavano migliaia di pezzi al nord e oltralpe. Ad ulteriore prova del pregio artistico e della validità storica della ceramica castellana si ha notizia che molti pezzi che hanno varcato il confine sono confluiti, poi, in pubbliche raccolte italiane (Torino, Milano, Pesaro, Venezia, Urbino, Roma, Napoli) e straniere (Parigi, Lione, Londra, Edimburgo, Berlino, Vienna, Praga, Baltimora, Melbourne).

Per quanto riguarda le fonti si può affermare che la più generosa per la ceramica castellana è stata la grafica di
Antonio Tempesta, artista fiorentino vissuto tra il XVI e XVII secolo, il quale ha offerto numerosi modelli a Francesco e Carlo Antonio Grue ai Gentili e a Candeloro Cappelletti. Anche il manierismo fiammingo ha fornito spesso i temi trattati dagli artefici castellani; Francesco Antonio e Saverio Grue hanno fatto cadere di frequente la loro scelta sulla pittura del paesaggista olandese Nicola Berchem. Ancora gli esponenti del barocco bolognese (i Carracci, Valesio, G. Reni ed altri) e di quello romano (Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Pietro Testa) hanno fatto a gara a proporre modelli ai Grue e ai Gentili; da menzionare in proposito è ancora la Scuola francese con Vouet, Coypel, Lorrain, Poussin. L'aver attinto a modelli non vanifica, certo, l'estro creativo; per il vero artista della maiolica il modello è una traccia, una garanzia, un'idea (Moro). La trasposizione del soggetto sulla superficie ceramica esige variazioni; non è lavoro di copia, ma è vera e propria creazione. Gli artisti della maiolica, infatti, si rendono estranei alla creazione del soggetto, concentrando il proprio interesse sull'adattamento del modello alla destinazione nell'oggetto di maiolica, corrispondentemente alle sue dimensioni e alla sua forma. Nella tematica, infine, si sono alternati i soggetti più vari: paesaggistico, devozionale, campestre, storico, mitologico, nella cui scelta sono convenuti sia i gusti e le preferenze dei singoli artefici, sia gli interessi dei committenti.

Bianca Maria De Luca

       
   
   
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