Casoli - Il castello
Archivio Museo Casa Natale
di Gabriele d'Annunzio
 

 

 

Il centro abitato di Casoli, che dista 22 Km dal mare, sorge a quota 378 m s.l.m. sopra una collina, a settentrione della quale il fiume Sangro forma una grande ansa. Il castello e la chiesa ne occupano la parte alta. Una torre pentagonale a forma di puntone potrebbe aver costituito l'origine prima del castello. La torre si trova proprio fra l'abside della chiesa e il castello, quasi mediandone il rapporto. La forma della pianta di tale torre fa supporre un'origine medievale. Un portale archiacuto sulla fronte principale dell'edificio lascerebbe adito all'ipotesi di un più vasto complesso sorto in un secondo tempo ma sempre nel Medioevo. L'attuale castello, che si estende attorno ad un cortile quasi rettangolare - la torre ne occupa l'angolo sud-est - è da attribuire all'epoca rinascimentale, in particolare il corpo maggiore, posto sul lato meridionale del cortile, che costituisce il castello vero e proprio. Quest'ultimo ha un ingresso spostato in prossimità della torre ed è preceduto da una rampa di scale. Il partito della facciata è assai semplice, con finestre che gli conferiscono quasi natura di palazzo, ma coronato da un ininterrotto apparato a sporgere, costituito da mensole ed aggetti successivi in mattoni, che reggono archetti acuti. Anche la torre è stata coronata, probabilmente in un secondo tempo, con un apparato a sporgere, ma diverso, più evoluto, con beccatelli in pietra del tipo a tre elementi successivamente aggettanti e caditoie.

Nel periodo tra il XIV e il XV secolo fu un possedimento degli Orsini; successivamente passò ai d'Aquino fino ai primi anni dell'Ottocento; nel 1845 fu acquistato dalla famiglia Masciantonio e dal 1981 è di proprietà comunale. Una stanza del Castello ducale della nobile famiglia dei Masciantonio serba i ricordi del soggiorno di Gabriele d'Annunzio che qui fu ospitato ripetutamente, spesso insieme con Michetti, Tosti, Scarfoglio e De Titta. Le famiglie dei d'Annunzio e dei Masciantonio erano in buoni rapporti di amicizia, tanto che Francesco Paolo, padre del Poeta, indirizzò il figlio, appena iscritto all'Università di Roma nel 1881, al duca Domenico che esercitava le funzioni d'intendente presso l'ex-sergente Hardouin duca di Gallese. Fu lui ad introdurre il giovane Gabriele nella casa del duca di Gallese per seguire negli studi il figlio Luigi: qui il Poeta conobbe la futura moglie Maria Hardouin. Successivamente d'Annunzio si legò a Pasquale Masciantonio - da lui ribattezzato a volte "Pascal" - con una profonda amicizia che si tradusse spesso, per il Poeta, in validi consigli, assistenza legale e anche aiuti finanziari.

Nel periodo della sua relazione con la Gravina, dopo la nascita della figlia Renata, d'Annunzio si dibatteva in difficoltà economiche e si confidava, nella lettera che segue, con l'amico Pasquale Masciantonio:

"Caro Pascal ... Oggi sono in un così grave abbattimento che faccio uno sforzo orribile per scrivere. Mi pare di avere un peso enorme sul cervello, ed ho bisogno disperato di sfuggire al seno dell'essere, di entrare in una insensibilità almeno temporanea... Com'è triste e lugubremente ridicolo il mio destino! Pensare che uno spirito come il mio deve rimanere schiacciato da queste basse e vili necessità! Pensare che io debbo perdermi per qualche centinaio di lire miserabili!... Ora specialmente sono in una condizione miserevole. Mi par di aver perduto anche l'intelletto. Faccio uno sforzo per mettere insieme queste parole di lamentazione.
Addio, addio, mio caro e buono e infaticabile amico e fratello. Che fai? che pensi? Non senti venire sino a te la mia ambascia? Addio, Perdonami. Qualunque cosa accada, pensa che io non sono se non una vittima di una forza cieca brutale e invincibile. La mia sola colpa è di aver sentita la voce del sangue e d'aver avuto pietà di questi poveri esseri senza difesa. Addio. Ti stringo forte. Il tuo Gabriel."

Pasquale Masciantonio era un avvocato assai affermato sia in campo politico sia in quello sociale; infatti fu eletto deputato a Casoli nel 1900, e restò in Parlamento per sette legislature consecutive; fu Sottosegretario di Stato e a Roma, il suo salotto era frequentato dai nomi più in vista del momento. Anche nella sua dimora di Casoli, egli riusciva a riunire di frequente i suoi amici più veri: di questi soggiorni, d'Annunzio lasciò il ricordo con varie scritte sui muri, alcune della quali sono estemporanee, altre massime e citazioni da vari autori, che grazie all'attenzione dei proprietari si possono leggere ancora oggi.


1 - Casoli: la camera del Poeta nel Castello.