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Il centro abitato di Casoli, che dista 22 Km dal mare, sorge a quota 378 m s.l.m. sopra una
collina, a settentrione della quale il fiume Sangro forma una grande ansa. Il castello e la chiesa ne occupano la
parte alta. Una torre pentagonale a forma di puntone potrebbe
aver costituito l'origine prima del castello. La torre si trova
proprio fra l'abside della chiesa e il castello, quasi mediandone
il rapporto. La forma della pianta di tale torre fa supporre un'origine
medievale. Un portale archiacuto sulla fronte principale dell'edificio
lascerebbe adito all'ipotesi di un più vasto complesso sorto in
un secondo tempo ma sempre nel Medioevo. L'attuale castello, che
si estende attorno ad un cortile quasi rettangolare - la torre
ne occupa l'angolo sud-est - è da attribuire all'epoca rinascimentale,
in particolare il corpo maggiore, posto sul lato meridionale del
cortile, che costituisce il castello vero e proprio. Quest'ultimo
ha un ingresso spostato in prossimità della torre ed è preceduto
da una rampa di scale. Il partito della facciata è assai semplice,
con finestre che gli conferiscono quasi natura di palazzo, ma
coronato da un ininterrotto apparato a sporgere, costituito da
mensole ed aggetti successivi in mattoni, che reggono archetti
acuti. Anche la torre è stata coronata, probabilmente in un secondo
tempo, con un apparato a sporgere, ma diverso, più evoluto, con
beccatelli in pietra del tipo a tre elementi successivamente aggettanti
e caditoie.
Nel periodo tra il XIV e il XV secolo fu un possedimento degli
Orsini; successivamente passò ai d'Aquino fino ai primi anni dell'Ottocento;
nel 1845 fu acquistato dalla famiglia Masciantonio e dal 1981 è di proprietà comunale. Una stanza del Castello ducale
della nobile famiglia dei Masciantonio serba i ricordi del soggiorno
di Gabriele d'Annunzio che qui fu ospitato ripetutamente, spesso
insieme con Michetti, Tosti, Scarfoglio e De Titta. Le famiglie dei d'Annunzio e dei Masciantonio erano in buoni
rapporti di amicizia, tanto che Francesco Paolo, padre del Poeta,
indirizzò il figlio, appena iscritto all'Università di Roma nel
1881, al duca Domenico che esercitava le funzioni d'intendente
presso l'ex-sergente Hardouin duca di Gallese. Fu lui ad introdurre
il giovane Gabriele nella casa del duca di Gallese per seguire
negli studi il figlio Luigi: qui il Poeta conobbe la futura moglie
Maria Hardouin. Successivamente d'Annunzio si legò a Pasquale
Masciantonio - da lui ribattezzato a volte "Pascal" - con una
profonda amicizia che si tradusse spesso, per il Poeta, in validi
consigli, assistenza legale e anche aiuti finanziari.
Nel periodo della sua relazione con la Gravina, dopo la nascita della figlia Renata, d'Annunzio si dibatteva
in difficoltà economiche e si confidava, nella lettera che segue,
con l'amico Pasquale Masciantonio:
- "Caro Pascal ... Oggi sono in un così grave abbattimento che faccio
uno sforzo orribile per scrivere. Mi pare di avere un peso enorme
sul cervello, ed ho bisogno disperato di sfuggire al seno dell'essere,
di entrare in una insensibilità almeno temporanea... Com'è triste
e lugubremente ridicolo il mio destino! Pensare che uno spirito
come il mio deve rimanere schiacciato da queste basse e vili necessità!
Pensare che io debbo perdermi per qualche centinaio di lire miserabili!...
Ora specialmente sono in una condizione miserevole. Mi par di
aver perduto anche l'intelletto. Faccio uno sforzo per mettere
insieme queste parole di lamentazione.
Addio, addio, mio caro e buono e infaticabile amico e fratello.
Che fai? che pensi? Non senti venire sino a te la mia ambascia?
Addio, Perdonami. Qualunque cosa accada, pensa che io non sono
se non una vittima di una forza cieca brutale e invincibile. La
mia sola colpa è di aver sentita la voce del sangue e d'aver avuto
pietà di questi poveri esseri senza difesa. Addio. Ti stringo
forte. Il tuo Gabriel."
Pasquale Masciantonio era un avvocato assai affermato sia in campo
politico sia in quello sociale; infatti fu eletto deputato a Casoli
nel 1900, e restò in Parlamento per sette legislature consecutive;
fu Sottosegretario di Stato e a Roma, il suo salotto era frequentato
dai nomi più in vista del momento. Anche nella sua dimora di Casoli,
egli riusciva a riunire di frequente i suoi amici più veri: di
questi soggiorni, d'Annunzio lasciò il ricordo con varie scritte
sui muri, alcune della quali sono estemporanee, altre massime
e citazioni da vari autori, che grazie all'attenzione dei proprietari
si possono leggere ancora oggi.
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