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Il forte ha pianta quadrata con le diagonali orientate
ai punti cardinali. Gli angoli sono muniti di bastioni (o baluardi) a schema lanceolato
che si protendono verso l'esterno con uno spigolo molto accentuato. Essi sono raccordati
alle cortine da un doppio orecchione semicilindrico. La larghezza delle cortine comprese
tra i bastioni è di m. 60. La distanza tra i vertici di due bastioni contigui
è di m. 130.
La struttura esterna in pietra da taglio delle
cortine dei bastioni s'innalza a scarpa in basso, fino alla metà dell'altezza,
segnata da una semplice cornice a forma di toro ("redondone"), e continua
verticalmente fino alla cimasa. Lo spessore delle muraglie è di m. 10 al piano
di fondazione: va decrescendo verso l'alto fino ad un minimo di m. 5 alla sommità
delle cortine. La parte terminale dei bastioni è stata molto rimaneggiata nel
corso del sec. XVIII. Essa si presenta oggi interrotta per l'affaccio delle bocche
e a scivolo verso l'esterno. Possiamo farci una idea della sua originaria conformazione
attraverso un plastico settecentesco conservato nei depositi del Museo Nazionale
d'Abruzzo.
Invenzione originale dello Scrivà e particolare
distintivo di questo forte rispetto alle altre fortificazioni coeve è il doppio
orecchione di raccordo dei bastioni alle cortine: questo accorgimento risponde al
fine di raddoppiare il numero delle "traditore" cioé delle cannoniere
destinate al fuoco di fiancheggiamento.
Il forte è circondato da un fossato largo in media m. 23. Esso non era destinato
ad essere allagato ma serviva esclusivamente a proteggere la parte inferiore della
costruzione dal tiro delle artiglierie nemiche e ad impedire agli assalitori di avvicinarsi
alle muraglie. Originariamente una "strada coperta" correva al margine
del fossato tutto intorno al forte.
Nella controscarpa, cioé nel muro di sostegno verso il fossato, in corrispondenza
del vertice di ciascun baluardo, si aprono quattro pusterle: per esse, attraverso
scale elicoidali su pianta quadrata provviste di feritoie per il tiro degli archibugeri,
era possibile salire alla sommità della "strada coperta".
L'altezza della controscarpa è oggi di m. 14. L'altezza delle cortine misurata
dal fossato è di m. 30.
Si accede al forte sul lato di sud-est per un ponte
in pietra a quattro campate lungo m. 33. I pilastri su cui esso poggia, tranne il
più vicino al forte, hanno pianta quadrata orientata in modo da non offrire
alcun riparo ad assalitori penetrati nel fossato; il tiro esercitato dalle cannoniere
dei bastioni sud ed est può battere infatti l'intero perimetro di ciascuno di
essi. Sui piloni poggiava originariamente un tavolato di legno, retrattile nella
campata verso l'ingresso: esso poteva scorrere al di sotto della porta i cui stipiti
sono tagliati in prossimità del suolo.
Attraverso il ponte si ragginge il portale in pietra
marmorea, opera dello scultore aquilano Pietro Di Stefano. Esso è costituito
da due arcate sovrapposte fiancheggiate da lesene doriche sorreggenti la trabeazione.
Nella lunetta compresa tra le due arcate sono scolpiti un teschio ed una croce nodosa.
Al di sopra è il ricchissimo fastigio recante lo stemma di Carlo V con l'aquila
bicipite, emblema del Sacro Romano Impero. Lo stemma è sostenuto da due draghi,
sormontato da un frontone e fiancheggiato da due cornucopie. Sulla trabeazione è
posto un cartiglio contenente l'iscrizione fatta apporre dal Governatore Gerolamo
Xarque, "praefectus arci" del forte: in essa questi afferma di aver condotto
a termine la costruzione nel 1543; tale affermazione non corrisponde a verità
in quanto, come si é già detto, si continuò ad edificare almeno fino
al 1567.
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SECVRITATI, PERPETVAE, REGNORVM, GENTIVMQ
CAROLI, V, ROM, IMP, PACATORIS, P, F, AVG
CVIVS, IMPERIO, AETERNI, NOMINIS, HANC, ARCEM,
D, PETRVS, A, TOLETO, MARCHIO, VILLAE, FRANCAE
VICE, SACRA, QVOD, FRETO, SICVLO, VLTRA, CITRAQ
ALLVITVR, REGENS, STATVI, CONDIQ, IVSSIT
GEMINISQ, HIS, AVSPICIB, A, PYRRHO, ALOISIO, SCRIVA
DIVI, IOANNIS, EQVITE, DESCRIPTAM, INCOEPTAMQ
D, HIERONIMVS, XARQVE, PRAEFECTVS, ARCI
PRAEFECTVSQ, AVGVST, MILITVM, EXEGIT
ANN, MDXLIII
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L'interno della costruzione è occupato da
una corte quadrata: ogni lato di essa misura circa m. 50. Il lato sud-orientale,
quello che corrisponde all'ingresso, presenta un elegante porticato a doppio ordine
su robusti pilastri quadrati. È molto probabile che esso, nei progetti dello
Scrivà, dovesse proseguire con rigorosa simmetria sui quattro lati. Le costruzioni
che prospettano sul cortile agli altri tre lati furono aggiunte nel corso dei secoli
XVII, XVIII e XIX allo scopo di dare comodi alloggiamenti alle truppe; la sopraelevazione
della facciata principale al di sopra del loggiato risale, nella forma attuale, al
1855; il cortile si presenta oggi pavimentato e la parte centrale sistemata a giardino.
Originariamente al centro del cortile era collocato un pozzo monumentale come si
deduce da una iscrizione del 1630 in lingua spagnola, ritrovata nel 1912 sepolta
nel terreno ed oggi collocata sul muro nord-orientale.
In fondo al porticato del pianterreno, a sinistra,
si apre l'arcata di accesso allo scalone d'onore per il quale si sale al loggiato
superiore. Gli ambienti che si aprono su di esso costituivano l'appartamento del
Governatore. Due di essi conservano gli originali soffitti lignei a cassettoni della
seconda metà del sec. XVI; in uno sono raffigurati episodi della favola di Amore
e Psiche, Il Ratto di Ganimede ed altre scene mitologiche, nell'altro ritratti di
imperatori romani.
Punti nevralgici dell'apparato difensivo del forte sono i quattro bastioni: essi
garantiscono il fiancheggiamento dell'intera costruzione e costituiscono inoltre
unità di lotta a sé stanti, capaci di resistere separatamente anche nel
caso di irruzione del nemico nella corte interna.
Ciascuno di essi ha una piazzola alla sommità,
per la manovra delle artiglierie destinate al fuoco offensivo, e all'interno due
grandi casematte a pianta esagonale coperte a volta, l'una al piano terreno, l'altra
al piano seminterrato. In esse erano ospitati i pezzi destinati al tiro di fiancheggiamento.
Ognuno ha una apertura circolare alla sommità della volta per lo sfogo veloce
dei fumi. Al di sopra di ciascuna casamatta c'é una intercapedine con pianta
ad anello che risponde al doppio fine di alleggerire le volte e di moltiplicare il
numero delle bocche da fuoco capaci di abbettere il fossato e le cortine. Ogni baluardo
dispone inoltre di una cisterna che lo rende autosufficiente per quanto riguarda
l'approvvigionamento idrico. Ad essa si poteva attingere da ogni livello della costruzione.
I diversi livelli sono collegati tra loro da scale interne elicoidali su pianta quadrata.
Le quattro casematte del pianterreno sono accessibili
dal cortile. L'accesso principale al piano seminterrato è costituito da un ampio
scalone cordonato che si apre nel porticato del piano terra, tra lo scalone d'onore
e l'ingresso. Esso era originariamente privo di pavimentazione e poteva essere percorso
anche da animali e da carriaggi. Le casematte di questo piano sono collegate da ampi
corridoi che ricevono luce ed aria da botole aperte nel cortile. Su di essi si aprono
gli ambienti originariamente adibiti a caserme, disposti lungo le cortine e la scuderia,
cioé il salone oggi intitolato a Umberto Chierici. Da ciascuna delle casematte
del piano seminterrato è possibile uscire nel fossato attraverso due pusterle
o scendere per una rampa di scale al sottostante piano delle contromine. Esso consta
di una serie di cunicoli che corrono lungo le cortine e il perimetro dei bastioni.
Scopo di essi è la difesa dagli attacchi sotterranei.
Il minamento delle mura attraverso un passaggio sotterraneo è un sistema di
offesa molto comune nella tecnica ossidionale del '500.
A ragione, il Chierici ha potuto affermare che la storia del castello si esaurisce
in quella della sua costruzione.Tuttavia la stessa presenza minacciosa di una così
potente fortificazione valse a tenere in soggezione la città che andò lentamente
declinando: decadenza politica ed economica, ristagno sociale, inaridimento artistico
e culturale caratterizzarono la condizione della città sotto la dominazione
spagnola di cui il forte fu l'opprimente simbolo.
Esso svolse certamente un importante ruolo nella
repressione della rivolta antispagnola del 1647 - 1648. Si ha notizia di un assedio
del forte nell'anno 1743. Nel corso della guerra di successione polacca, dopo l'avvento
di Carlo III di Borbone sul trono di Napoli, il Castello, tenuto dagli Austriaci,
fu attaccato dalle truppe borboniche. Esse scavarono delle trincee tra i monasteri
di S. Amico e S. Basilio. L'assedio iniziò il 14 giugno. Il 10 settembre gli
Austriaci si arresero con l'onore delle armi. Nel 1799 le truppe francesi d'invasione
occuparono il forte e ne fecero il caposaldo della loro resistenza alla guerriglia
delle masse contadine sanfediste guidate dall'eroe popolare Giovanni Salomone. Utilizzato
come caserma e come prigione da Austriaci, Francesi, Borbonici fu sede del Comando
del Presidio Militare dell'Aquila dopo l'Unità.
La piazza del Castello fu trasformata in un grande parco negli anni dopo il 1930
su iniziativa di Adelchi Serena, allora Podestà dell'Aquila, e progetto dell'ingegnere
Mario Bafile. Lo stesso Serena aveva concepito il disegno di trasformare il Castello
in Museo di arte e archeologia.
Durante l'occupazione tedesca il monumento ebbe
a subire gravi danni e depredazioni. Finalmente, dopo la fine delle guerra, liberato
dal demanio militare e consegnato alla Soprintendenza ai Monumenti, il grande complesso
monumentale fu risanato e rivitalizzato. La fase più importante dei lavori di
restauro ebbe luogo a partire dal l966. Nel corso di essi, eliminate le aggiunte
posteriori, le grandi casematte furono restituite alla forma originaria e adattate
ad ospitare manifestazioni culturali. Fu ripristinata la percorribilità dei
sotterranei e dei camminamenti superiori. Il loggiato superiore fu protetto da vetrate.
Il cortile, in parte sistemato a giardino, fu pavimentato.
Il forte è oggi sede di importanti istituzioni culturali. Nel bastione nord
è stato ricavato nel l953 il complesso dell'Auditorium che consta di un salone
per i concerti e di altri locali di rappresentanza e di servizi gestiti dalla Società
Aquilana dei Concerti «B. Barattelli». Nel bastione ovest è stata
ricavata una sala per conferenze. La sala Chierici, le casematte est e sud del piano
seminterrato e il corridoio che le collega sono stati adattati per ospitare mostre
temporanee.
Tra il 1949 e il 1950 si è costituito nel forte il primo nucleo del Museo Nazionale
d'Abruzzo. La casamatta superiore del bastione est ospita la Sezione Paleontologica
del Museo con lo scheletro fossile di un Archidiskodon Meridionalis Vestinus rinvenuto
presso Scoppito nel 1954. La Sezione Archeologica è ubicata nella casamatta
superiore del bastione sud. Il loggiato superiore, i locali che costituivano l'appartamento
del Governatore e il piano soprastante ospitano la Sezione di Arte Sacra. Nella medesima
ala della costruzione, nel sottotetto, è stata allestita la Sezione di Arte
Moderna e Contemporanea. L'intercapedine superiore del bastione est ospita la Sezione
Alto Medioevale. È ospitata nel forte anche una stazione per il rilevamento
dei movimenti sismici dell'Istituto Nazionale di Geofisica. Vi hanno sede inoltre
gli uffici e i laboratori della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici per l'Abruzzo.
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